Domenica, 20 Giugno 2021
Coronavirus

Nuovo Dpcm, l'apertura degli impianti sciistici slitta ancora: si guarda al 15 febbraio

Una notizia che, seppur attesa, fa sprofondare ancora di più nell'incertezza un intero comparto, pilastro economico di numerosi territori italiani

Gli impianti sciistici rimarranno chiusi fino al 15 febbraio. Lo prevede la bozza del Dpcm che dovrebbe entrare in vigore dal 16 gennaio. Nel testo preliminare si sottolinea come dal 15 di febbraio potranno aprire gli impianti "solo subordinatamente all'adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle province autonome e validate dal Comitato tecnico scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti". Una notizia che, seppur attesa, fa sprofondare ancora di più nell'incertezza un intero comparto, pilastro economico di numerosi territori lombardi.

Il commento di Maffezzini, presidente Uncem Lombardia

«È oramai certo che slitterà la data di riapertura degli impianti di risalita nelle stazioni turistiche invernali. Si prospetta quindi una crisi profonda per un settore che vale, solo in Lombardia, più di un miliardo di euro di fatturato. Uncem Lombardia si unisce alle proposte delle Regioni che si stanno impegnando per concretizzare le richieste del comparto montano, da formulare al Governo. Occorrono aiuti concreti e certi per evitare il tracollo del settore, servono risposte immediate per le aziende, per i lavoratori ma anche per i tantissimi stagionali, di cui poco si parla, che al momento non godono di protezione e rischiano seriamente di essere esclusi dai ristori» ha dichiarato il presidente lombardo dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.

«C’è poi tutto l’indotto compromesso da tenere in considerazione: rifugisti, noleggiatori e maestri di sci, albergatori e ristoratori, poi l’agroalimentare ed il commercio locale. Intere comunità di montagna vivono grazie alla stagione turistica invernale. Il timore che non ci sia consapevolezza è reale e lo si è visto quanto si è tentato di banalizzare lo sci quale sport elitario, senza conoscerne i risvolti e le peculiarità sulle quali le montagne fondano la propria sopravvivenza: la neve sta alla montagna tanto quanto il mare alle località marittime, solo per fare un esempio concreto» ha commentato Tiziano Maffezzini.

«Serve la dovuta considerazione e servono ristori immediati, certi e concreti, così come sta accadendo altrove in Europa, dove alle imprese viene già da oggi riconosciuto un ritorno proporzionale al mancato fatturato, magari anche con l’adozione di un modello comune nell’arco alpino europeo per evitare pericolose sperequazioni. Ed in vista di una ipotetica ripartenza, mancano comunque ancora le regole di apertura e le modalità di gestione degli impianti di risalita che ad oggi, nonostante siano già state condivise, non sono state approvate. Il rischio è che la crisi di quest’anno possa determinare l’impossibilità di ripartire quando sarà il momento. Si tratta di un comparto che oggi soffre e che rischia, a crisi terminata, di non avere più la forza di rialzarsi con ripercussioni socio-economiche gravissime per la montagna» ha concluso il politico valtellinese.

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