Coronavirus, seconde case in Valmalenco: la parola al Consorzio Turistico

«Mentre gli albergatori fanno i conti con numerose disdette - afferma il direttore del consorzio, Roberto Pinna - c’è chi, come noi, riceve un buon numero di richieste e la domanda è sempre la stessa: “dove posso trovare un appartamento in affitto” oppure, peggio, “avete liste di privati che affittano?»

La fase due è iniziata, l’estate si avvicina e con essa la prossima stagiona turistica sulla quale pendono ancora tante incertezze. In questi giorni nel Mandamento di Sondrio, come in qualunque altra località di vacanza, uno dei temi più dibattuti riguarda le seconde case: grazie o a causa alle Faq relative all’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri le misure per evitare l’arrivo dei proprietari delle seconde case si sono allentate non poco. I turisti potrebbero sfruttare le Frequently asked questions per riuscire a venire nelle loro località di vacanza. Se normalmente tutto ciò sarebbe un bene, al tempo del coronavirus così non è.

Nel dibattito si inserisce il Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco al quale stanno arrivando tantissime richieste di appartamenti in affitto per le vacanze estive. «Mentre gli albergatori fanno i conti con numerose disdette - afferma il direttore del consorzio, Roberto Pinna - c’è chi, come noi, riceve un buon numero di richieste e la domanda è sempre la stessa: “dove posso trovare un appartamento in affitto” oppure, peggio, “avete liste di privati che affittano?». Secondo Pinna, il Covid-19 ha provocato un corto circuito mentale non indifferente: «mentre i fornitori di servizi alberghieri potranno adottare, quando saranno disponibili, reali protocolli con le misure preventive contro il coronavirus, viene da chiedersi quali garanzie potranno fornire le affittanze turistiche non professionali o peggio ancora quelle del mercato sommerso».

Pinna si chiede anche cosa si è fatto finora per normalizzare un settore che con l’avvento di certe piattaforme di prenotazione on-line è “esploso”; ma che ancora oggi vede nel sommerso uno dei suoi punti di forza e, soprattutto, si chiede dove è andato a finire ad esempio il tanto sbandierato Cir: «il Codice identificativo di riferimento - spiega - deve essere usato negli annunci di promozione e commercializzazione delle cosiddette “cav “(case e appartamenti per vacanza) e degli appartamenti dati in locazione turistica; è obbligatorio dal primo novembre del 2018; con esso, un proprietario d’appartamento dovrebbe comunicare l’inizio della sua piccola attività non professionale al Comune di competenza, adempiendo così a tutte le regole previste dalla normativa».

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Secondo Roberto Pinna, il corto circuito mentale da coronavirus sta creando una frattura nel sistema dell’accoglienza territoriale; «e nel mezzo si inseriscono le istituzioni che - spiega il direttore - sono tra l’incudine e il martello, dovendo inevitabilmente prendere decisioni che, se da una parte scontentano gli uni, possono far piacere agli altri; mi spiego: fare appelli generici affinché si riduca l’arrivo di turisti, va contro a tutti quegli operatori a norma, che per ripartire hanno bisogno proprio dei vacanzieri: è una situazione paradossale. Certamente, come più volte dichiarato, la qualità degli alberghi rappresenta il primo biglietto da visita più rassicurante per il nostro territorio: perché è possibile conoscere nella necessità ogni presenza e, in caso di contagi, sarebbe molto più facile la ricostruzione dei contatti, partendo da chi ha rifatto la stanza e arrivando fino a chi ci ha dormito prima e dopo. Se, alla fine di gennaio, i famosi due turisti cinesi risultati positivi al Covid-19 avessero soggiornato in una casa, il contact-tracing sarebbe stato molto più difficile da gestire».

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