Sci, la Lombardia si schiera per la riapertura degli impianti a Natale

Sotto accusa in particolare la prospettiva che gli impianti riaprano nei Paesi confinanti con l'Italia: «Serve coordinamento europeo»

I politici della Lombardia si schierano a favore della riapertura delle piste di sci, messa in forse dalle anticipazioni del premier Giuseppe Conte sul Dpcm atteso per l'inizio di dicembre. La prospettiva che gli impianti italiani restino chiusi fino a fine gennaio spaventa gli operatori, preoccupati soprattutto del fatto che in Svizzera, Austria, Slovenia e Francia decidano diversamente.

La mozione, presentata da Paolo Franco (del partito Cambiamo, centrodestra), chiede che la giunta lombarda solleciti il Governo a impegnarsi, a livello europeo, per adottare una data comune di riapertura e condizioni comuni. Una sorta di "riapertura europea" degli impianti, evitando la concorrenza. Questo sarebbe proprio l'obiettivo di Conte, ma ad esempio il Governo austriaco ha già fatto sapere di non essere d'accordo e, se dovesse avvenire, di volere "ristori europei" per i propri operatori.

E la mozione parla anche di ristori per le attività coinvolte (direttamente o nell'indotto) nel caso in cui alla fine prevalga l'opzione della chiusura dei comprensori sciistici oppure della riapertura ma con «forti limitazioni di presenze». La Conferenza Stato-Regioni ha recentemente approvato un protocollo con alcune misure di sicurezza che, in consiglio regionale, sono state illustrate dall'assessora allo sport Martina Cambiaghi. Tra queste, capienza al 100% sulle seggiovie e al 50% su funivie e ovovie, tracciamento del flusso di sciatori, raccomandazione di prevendita online degli skipass, accorgimenti per il distanziamento in caso di code, mascherina a bordo degli impianti di risalita, tetto massimo di skipass giornalieri a seconda del sito.

«Il settore, solo in Lombardia, fa un indotto di 1,2 miliardi di euro», ha dichiarato Cambiaghi lamentando la mancanza di date certe: «E' un settore che si deve organizzare, da un punto di vista turistico ma non solo. Qualora si decidesse di prolungare la chiusura per la pandemia si deve dare la certezza di misure economiche e non mi pare che i ristori sul comparto neve siano stati pensati da parte del Governo».

«Non esiste luogo più sicuro della montagna perché i suoi immensi spazi garantiscono la sicurezza da contagio. Non posso immaginare di vedere Livigno chiusa e Saint Moritz aperta. Conte deve confrontarsi con Bruxelles e se si deve chiudere allora sarà l’Europa a risarcire i nostri territori montani, esattamente come chiesto dal primo ministro austriaco», il commento della consigliera di Fratelli d'Italia Barbara Mazzali. In Lombardia vi sono circa mille chilometri di piste in 22 comprensori sciistici, con un totale di 223 impianti di risalita.

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