Chiuro, la piastrina del soldato Bruga Pierino torna a casa dopo 80 anni

Il soldato Bruga Pierino, classe 1907, era partito per la campagna di Russia non facendo più ritorno in Italia

Ha fatto ritorno a Chiuro a quasi ottant'anni dal tragico evento, la piastrina identificativa che accompagnava il soldato Bruga Pierino, classe 1907, disperso in Russia in combattimento nell'area di Zopkowo, il 17 dicembre 1942, durante la seconda guerra mondiale.

Ad accoglierla i nipoti ed i parenti, l’amministrazione comunale e la rappresentanza del gruppo Alpini di Chiuro. Un momento di grande emozione quando Dimitri Ozino, il volontario italo-russo che ha recuperato la piastrina in Russia, ha estratto dalla sua custodia il prezioso oggetto per porgerlo nelle mani dei presenti. Forte il coinvolgimento emotivo nello sfiorare quella piccola lastra metallica, testimone silenziosa di momenti terribili, di sofferenza, e dell’estremo sacrificio di un uomo. L’ultimo contatto col soldato che oggi torna nelle mani amiche di chi ne ha sentito solo raccontare le gesta e letto il dramma nella corrispondenza dal fronte. Ora è avvolta dal calore dei suoi cari e può finalmente riposare in pace, ma il pensiero non può non correre al ricordo di quanti, come Pierino, non hanno più fatto ritorno e di loro non si è più saputo nulla.

Dall'intera comunità di Chiuro il ringraziamento va a Dimitri Ozino ed a Renza Martini, per l’opera umana, generosa e nobile, che compiono alla ricerca di notizie dei soldati italiani dispersi nella tragica campagna di Russia, restituendo oggetti dal significato profondo.

Chi sono Dimitri Ozino e Renza Martini?

 Dimitri è un giovane interprete e traduttore con una grande passione per la storia, tanto che ha pubblicato una raccolta fotografica di immagini dell’esercito italiano in Russia. E in uno dei suoi viaggi sul Don ha approfondito l’esistenza delle piastrine di quei soldati sventurati, mai tornati a casa. Pur essendo molto giovane, si è appassionato al loro destino e ha iniziato a collaborare con gli Alpini, riuscendo a riconsegnare già diverse piastrine ai familiari dei dispersi. 

L’altro protagonista di questa bella storia è una donna. Si chiama Renza Martini, opera nella sanità e spesso è in missione sanitaria all’estero, in particolare in Africa. Si è interessata alla sorte dei dispersi in guerra, seguendo le tracce di uno zio morto ragazzo, Enzo, partendo dalla sua ultima lettera dall’area del Don. Anno 1942, dicembre. Enzo scriveva del rifugio sotto terra, aveva solo vent’anni, era «inconsapevole dell’imminente disfatta». Lì, nella penombra, alla luce fioca di una candela», consumò gli ultimi giorni di vita. Renza ha voluto raggiungere quei luoghi. Sono iniziati i viaggi, le ricerche, la collaborazione con il giornalista Pino Scaccia, nel gruppo Armir, sulle tracce di un esercito perduto. 

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