Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Lupo in Valtellina, Simona Presazzi propone un censimento delle razzie

Il consigliere regionale della Valmalenco ha presentato un'interrogazione all'assessore Cattaneo: «Mancando dati precisi sulla reale presenza del lupo, risulta assai difficile elaborare un approccio scientifico, e non ideologico, rivolto a tutti i livelli istituzionali, finalizzato all’avvio di una corretta gestione della specie per la tutela della zootecnia rurale lombarda»

Ottenete un’informazione puntuale dell’andamento delle segnalazioni di razzie predatorie attribuibili al lupo, correlata all’entità effettiva dei risarcimenti liquidati fino ad oggi in Regione Lombardia, per valutare, di conseguenza, eventuali maggiori stanziamenti di risorse a risarcimento dei danni provocati da questo predatore. È questo l’oggetto dell’interrogazione firmata dal consigliere regionale Simona Pedrazzi e rivolta all’Assessore all’Ambiente di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, che dovrà fornire entro 20 giorni una risposta scritta. 

«Da anni infatti - spiega Simona Pedrazzi - grazie anche a specifici progetti pilota sostenuti dall’Unione europea, si parla della ricomparsa sull’arco alpino dei grandi carnivori tra cui appunto il lupo. Le segnalazioni della sua presenza, ultimamente stanno interessando un’area sempre più vasta della nostra Regione, tra cui anche il territorio della Provincia di Sondrio, dove solo poche settimane fa, il lupo ha lasciato tracce del suo passaggio a danno del comparto zootecnico rurale, dove allevatori e pastori si sono visti decimare il bestiame al pascolo allo stato libero».

«Se da un lato, - prosegue il consigliere della Lega- il lupo è una specie protetta da stringenti normative comunitarie e nazionali, contraddistinta dall’indubbio fascino naturalistico e considerata una risorsa per là biodiversità, dall’altro va a contrapporsi con le esigenze degli allevatori di montagna, rappresentando per loro solo un problema che mina la sostenibilità di un’attività  che si è  affermata nel corso di secoli nelle vallate alpine lombarde»

«Attualmente però, mancando dati precisi sulla reale consistenza della specie, risulta assai difficile elaborare un approccio scientifico, e non ideologico, rivolto a tutti i livelli istituzionali, finalizzato all’avvio di una corretta gestione del lupo. Gestione,  che deve essere improntata alla conservazione della specie, ma al tempo stesso alla tutela degli allevamenti tradizionali. Basti pensare che ISPRA, organo tecnico del Ministero per la Transizione Ecologica, lo scorso mese di marzo ha concluso la prima indagine finalizzata a stimare la consistenza del lupo nella penisola italiana per il 2021, di cui però non abbiamo ancora i risultati. Va constatato, inoltre, che altri Paesi a noi confinanti appartenenti all’Unione Europea, già da diversi anni, hanno maturato una maggiore esperienza ed avviato politiche per garantire la protezione dei grandi carnivori selvatici e la convivenza con l’uomo e le sue attività» ha aggiunto la leghista.

«Per questi motivi, tramite la mia interrogazione, chiedo all’Assessore regionale competente,  di illustrare l’andamento delle segnalazioni di razzie predatorie attribuibili al lupo, correlato all’entità dei risarcimenti liquidati fino ad oggi in Regione Lombardia, e se necessario, di attivarsi nei confronti delle Istituzioni europee e nazionali al fine di ottenere uno stanziamento di maggiori risorse da destinarsi al risarcimento e alla prevenzione dei danni provocati dal lupo al comparto zootecnico. Perché se è pur vero - precisa Pedrazzi- che la Commissione Europea da circa 3 anni, in deroga alla normativa sugli aiuti di stato, ha ritenuto ammissibile al 100% il risarcimento dei danni per animali uccisi direttamente o morti a seguito delle ferite inferte dal lupo, va segnalato che l’effettività di tale possibilità dipende comunque dallo stanziamento di risorse statali, regionali o delle Province Autonome. Un primo importante passo - conclude Pedrazzi -  per avviare anche una fattiva collaborazione con le altre Regioni o Provincie Autonome coinvolte dalla delicata e dibattuta questione legata all’evoluzione della presenza di questo predatore».

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