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Arianna Fontana protagonista della puntata di “Le Ragazze d’Oro" su Sky Sport

"È nato tutto a Torino, ero una ragazzina e avevo ancora 15 anni. Da lì ho pensato che potevo fare qualcosa di importante"

Lunedì 11 giugno, appuntamento alle ore 18.30 su Sky Sport 1 con “Le Ragazze d’Oro – Arianna Fontana”, seconda puntata della mini-serie che Sky dedica alle vincitrici della medaglia d’oro a Pyeongchang.

Tre puntate monografiche, arricchite da filmati inediti, in cui Sofia GoggiaArianna Fontana e Michela Moioli raccontano il loro percorso verso l’eccellenza. Gli speciali sono stati realizzati nei luoghi che le hanno viste crescere e parte del racconto è dedicato anche alla loro storia personale: le lacrime di gioia e di dolore, la famiglia e gli inizi, le grandi soddisfazioni e gli obiettivi futuri.

La seconda puntata sarà dedicata a Arianna Fontana, portabandiera della spedizione Azzurra e vincitrice della medaglia d’oro nel pattinaggio short track a Pyeongchang.

Di seguito un’anticipazione delle dichiarazioni rilasciate da Arianna Fontana:

Sugli inizi difficili:

"È nato tutto a Torino, ero una ragazzina e avevo ancora 15 anni. Da lì ho pensato che potevo fare qualcosa di importante, e tante volte ho pestato i piedi, anche a tante persone, però sapevo quello che volevo. Volevo raggiungere i miei obiettivi e mi dispiace se nel percorso ho offeso qualcuno, ma avevo la mia meta e finalmente l’ho raggiunta. Man mano con gli anni ho cominciato a conoscere me stessa molto meglio, e vedevo che magari non ricevevo l’aiuto di cui sapevo avevo bisogno, per quello che poi sono successi un po’ di casini. Avrei sperato che fosse stata un’avventura molto più tranquilla da quel punto di vista, non avrei voluto combattere così tanto per quello di cui avevo bisogno. Però rifarei tutto, se non di più".

Sul modo di affrontare le gare importanti:

"Le mie avversarie so come affrontarle, so magari i loro punti deboli, so come affrontare la gara. Quindi magari sono io che mi metto pressione da sola perché voglio fare bene in quella gara, però di solito le gare migliori sono quelle o che sono arrabbiatissima perché mi è successo qualcosa, oppure che sono tranquilla e serena perché ho l’anima in pace, perché so che ho fatto tutto quello che dovevo fare per essere lì al top. Forse questo mi ha aiutato sul fatto di isolarmi prima di una gara, e chiudermi in me stessa e non farmi coinvolgere da quello che ho intorno. Forse mi ha aiutato da questo punto di vista".

Sull’emozione di essere portabandiera alle Olimpiadi Invernali:

"Appena ho preso la bandiera in mano mi ha dato una carica pazzesca, quando poi eravamo a Pyeongchang dopo l’apertura ero veramente carica e piena di energia, volevo entrare in pista e far bene. Non pensavo all’oro o alla medaglia o al risultato finale, ho sempre pensato gara per gara e man mano che mi avvicinavo alla finale vedevo quella medaglia che si avvicinava e volevo per forza andarla a prendere. E così è stato".

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