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Domenica, 4 Dicembre 2022
Attualità Lanzada

"Alta Ciclovia della Valmalenco, opera che non migliora e non educa"

La posizione del malenco Michele Comi, geologo, guida alpina e maestro di sci: "Rinunciare ad accogliere i nostri limiti e non accettare la meravigliosa imperfezione di sentieri, rocce, boschi e pascoli, fanno perdere la possibilità di trovare un senso, relazioni ed esperienza con le nostre montagne"

Qual è il senso di una ciclovia in alta quota lunga oltre 100 chilometri? Se lo domanda Michele Comi, geologo, guida alpina e maestro di sci, a proposito della realizzazione in corso dell'Alta Ciclovia della Valmalenco. L'opinione di Comi, tra l'altro anche promotore del Melloblocco in Valmasino e dell'Altro Festival proprio in Valmalenco, è netta. Come chiaro è il giudizio sulla gestione della montagna oggigiorno: "Un perverso incantesimo per fare 'cose', con la rincorsa a trasformare ogni spazio naturale integro, dove far combaciare il tempo libero con quello del consumo". "Megaprogetti e nuovi passatempi, seppur a scale diverse, mostrano quanto siamo stretti all’angolo, immobilizzati e incapaci di mutare atteggiamento e ancorati a schemi di pensiero disintegrati dalla realtà".

La questione è profonda, a tratti ontologica. "Rinunciare ad accogliere i nostri limiti e non accettare la meravigliosa imperfezione di sentieri, rocce, boschi e pascoli, che poi sono la vera e autentica ricchezza, significa perdere la possibilità di trovare un senso, relazioni ed esperienza con le nostre montagne. Ancora questa splendida Valle, seppur maltrattata, ci fa vivere bene e accoglie tanti viaggiatori ed ospiti, attratti non dagli orpelli, ma dalla qualità ambientale delle nostre montagne, dall’identità ancora in parte conservata, dall’accoglienza a volte ispida ma sincera!".

"Infrastruttura che non educa"

È in queste premesse che, sempre secondo l'esperto malenco, non trova senso la costruzione di un collegamento ciclabile in alta quota. "Scassare l’impervio per adattarlo alle due ruote, assieme alla posa di cavi e metalli non cambiano di una virgola, non educano, non migliorano le condizioni di vita di chi vive in Valmalenco. L’unico turismo che ci appartiene parte dalla consapevolezza della bellezza delle nostre montagne a cui non serve il puntello di alcuna infrastruttura".

"Quando arriverà il tempo di sostituire le 'cose' con i 'significati'? Mollare i cantieri costosi per il divertimento effimero di breve durata e raccontare (bene e con cognizione di causa) quel che abbiamo? Quando scopriremo che da qui nasce il desiderio, da qui il modo sano e durevole di stare al mondo, per vivere quassù e della montagna?" si interroga, infine, Comi senza giri di parole.

La replica dei sindaci

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