Ristoranti chiusi, la preoccupazione di Coldiretti: «Gravi ripercussioni per il made in Sondrio»

Dalla chiusura alle 18 «effetto negativo a cascata per tutto il sistema agroalimentare italiano». L'appello ai cittadini per una spesa consapevole che privilegi la filiera corta

 La chiusura anticipata della ristorazione e il conseguente crollo delle attività di tutte le attività connesse hanno un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare italiano, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti, rispetto al nuovo Dpcm, circa l’impatto sull’intera filiera agroalimentare della chiusura dei locali di ristorazione disposta dal decreto, oltrechè dalla chiusura degli uffici.

“E’ uno scenario preoccupante, con un crollo marcato dell’attività che andrà a pesare sulla vendita di molti prodotti agroalimentari identitari di Valtellina e Valchiavenna, dal vino ai formaggi, ai salumi, ma anche frutta e verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco” spiega Silvia Marchesini, presidente di Coldiretti Sondrio.

“Le limitazioni alle attività di impresa devono certamente prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato. Ai cittadini e agli operatori economici chiediamo di aderire con atti concreti alla campagna di mobilitazione #MangiaItaliano, privilegiando negli approvvigionamenti cibi 100% Made in Sondrio e Made in Italy” aggiunge Marchesini.

Il sistema agroalimentare della nostra provincia è, insieme al turismo, una colonna portante dell’economia valtellinese e chiavennasca: un contesto in cui le imprese agricole risultano player importanti e decisivi, “e ancor più risultano strategiche in quanto produttrici di cibo e rappresentanti di una cultura multifunzionale che sa divenire attore economico e, allo stesso tempo, motore di un’espressione culturale e turistica di primaria importanza”. 

Tutto accade in un anno molto difficile per l’economia e che vede un riposizionamento generale delle dinamiche economiche del comprensorio: “Il pensiero corre indietro di mesi, allo sforzo enorme fatto dalle imprese agricole della nostra provincia per assicurare le forniture alimentari nel periodo di lockdown”.

Un flusso di consegne ininterrotto ha consentito di mantenere sotto controllo i prezzi dei generi alimentari che non sono “schizzati alle stelle” nelle settimane primaverili di chiusura forzata: “Il lavoro delle imprese agricole e degli allevatori è stato continuo, con uno sforzo enorme. E’ importante ricordarcene ogniqualvolta, anche in questi giorni, ci si reca a fare la spesa: salvare la nostra agricoltura è un atto che parte dalla spesa consapevole dei cittadini. E tutti, insieme, possiamo fare la nostra parte per superare anche questa nuova fase di emergenza”.

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