I problemi della Scuola, la lettera di un'insegnante sondriese

Nei giorni degli Esami di Maturità, la Prof.ssa Patrizia Marraffa analizza il difficile momento del mondo scolastico: «Dobbiamo fornire modelli stabili e duraturi ma la società non gradisce le persone umanamente e culturalmente ben strutturate»

Nelle giornate che vedono centinaia di studenti in Valtellina e Valchiavenna chiamati alla prova con gli Esami di Maturità, ecco che un'insegnante di Sondrio affronta ed approfondisce i problemi della Scuola di oggi.

Un lettera disillusa, a tratti amara, che vuole essere da stimolo per una riflessione attenta sul mondo scolastico provinciale e non solo. Di seguito la lettera giunta a SondrioToday firmata dalla Professoressa Patrizia Marraffa.

Sono Patrizia Marraffa un’insegnante di scuola superiore. Siamo alla fine dell’anno scolastico e ho deciso di scrivere per esternare e sottolineare (per chi ancora si ostina a non capire) il malessere presente nel mondo della scuola, sulla quale si riversano tutti i problemi della società e dell’attuale interminabile età adolescenziale (bullismo, droga , disturbi alimentari, mancanza di rispetto /considerazione verso i docenti, didattica ad personam, integrazioni forzate e assurde , cattedre (...peones) pesantissime e cattedre leggerissime e...mi taccio!!).

Dulcis in fundo, o forse bisognerebbe dire-malis in fundo, la “presenza” dei genitori che accusano e spesso intervengono in modo aggressivo sull’operato scolastico. La Scuola in questi casi non sembra avere più strumenti per difendersi ed essere autorevole. L’hanno resa inerme!

Mi sono permessa questo sfogo amaro accompagnato da una grande delusione. Ho trascorso la maggior parte della mia vita (molti anni) nella scuola. In questa lunga carriera costruita con le mie sole forze, ho profuso grande impegno nel mio lavoro, partecipando a convegni, corsi di aggiornamento per essere in sintonia con il mondo della scuola che è in continuo divenire.

Convinta del grande valore formativo che l’Istituzione scolastica esercita all’interno della società, mi sono adoperata con tutte le mie forze per migliorare il sistema e lavorare con impegno e responsabilità per rispondere alle esigenze di un mondo composito e vario di studenti che hanno, specialmente oggi, uno straordinario bisogno di Educazione. E per educazione ho sempre inteso la capacità di scoprire i propri limiti e le proprie qualità, di mettersi in relazione con gli altri nella maniera più civile e solidale possibile, consapevole che attraverso l’Istruzione e la Cultura, l’essere umano possa attenuare la propria istintiva aggressività, in quanto essere di natura.

La Scuola, infatti, non può e non deve andare dietro alle effimere e spesso cervellotiche tendenze pedagogiche malate di esterofilia e a stravaganze sociali o politiche del momento (la lobby didattica, invece, con la sua coorte di esperti negli ultimi vent’anni si è mossa in questa direzione, diventando succube dei dictat dei vari governi). Anche l’attuale governo l’ha relegata in secondo piano, non capendo che è fondamentale “porre attenzione alla Pubblica Istruzione perché è l’unico ministero importante in quanto alleva le nuove generazioni”. Questa è  un’affermazione del famoso neuropsichiatra prof. Vittorino Andreoli.

La Scuola deve fornire essa stessa modelli stabili e duraturi; spesso, purtroppo, la società non gradisce le persone Umanamente e Culturalmente ben strutturate. Negli ultimi anni, essa si è conformata alle esigenze del Lavoro e non del Sapere; materie come la storia, la filosofia, la letteratura e persino la matematica non servono più mentre al contrario sono esclusive/ insostituibili informatica ed economia (sembra quasi una nemesi storica: sorpasso del sapere della Tèchne sul sapere umanistico).

Il compito principale della scuola deve essere quello di formare persone libere e capaci di pensare e di attuare stili di vita solidi rispetto a quelli caratterizzati dalla “liquidità” e dal “relativismo” del mondo contemporaneo.

Oggi la scuola “moderna”, modellata negli ultimi tempi, è molto diversa da tutto quello detto prima: queste mie convinzioni sembrano superate, gli studenti sono diventati anche, lessicalmente, diversi. Sono chiamati clienti.

Poco importa che questo modo di intendere la Scuola abbia determinato un pauroso abbassamento dei livelli di conoscenza e di competenza. Lo scorso dicembre nella classifica quinquennale pubblicata dal Global Teacher Status Index che valuta la reputazione sociale degli insegnanti in 35 Paesi, l’Italia si colloca nell’ultimo posto in Europa mentre per l’apprendimento delle lingue e della matematica occupa gli ultimi posti della graduatoria dei Paesi industrializzati.

Questo conferma che si preferisce continuare a galleggiare nelle acque basse dell’allegra e premiata ignoranza.

Questa condizione della scuola italiana ha alimentato disamore e frustrazione nei “veri” insegnanti. Nel famoso triangolo insegnante/alunno/genitore, il lato debole è rappresentato dall’insegnante e le situazioni irritanti - purtroppo - sono molte e frequenti. Le motivazioni sono diverse tra loro: voti troppo bassi, incompetenza dell’insegnante, incapacità di riconoscere le doti dei figli, richiami non graditi ect.... Tutto questo perchè l’educatore è reo di rovinare “il paradiso terrestre” del “puer felix “ e delle loro famiglie.

L’insegnante vive - spesso - in un contesto Kafkiano: è processato senza capire bene il perché.

Io ritengo - testardamente - che la scuola deve far rispettare le regole di convivenza nella classe per educare il cittadino del domani. A me era stato insegnato che la democrazia è anzitutto un sistema di regole, altrimenti ogni cittadino si reputa svincolato da ogni norma etica e da ogni vincolo legale. La scuola (io continuo a pensare) deve essere un’Istituzione che deve assicurare la continuità culturale ed educare al rispetto e alla responsabilità.

Forse sono fuori tempo e un’illusa, ma non voglio sentirmi complice del degrado in cui sta sprofondando la scuola italiana.

Ringrazio per la cortese attenzione e porgo distinti saluti.

Sondrio 13-06-2019

Prof.ssa Patrizia Marraffa

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