Taglio dei parlamentari, i dubbi di Uncem: «C'è il rischio che i territori montani perdano rappresentanza»

L'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani esprime alcune perplessità dopo l'approvazione della riforma

L'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) non è del tutto soddisfatta della riforma, approvata, con 553 si, 14 no e 2 astensioni, alcuni giorni fa a Roma, che prevede il taglio al numero dei parlamentari.

Un dubbio, quello espresso dalla sezione lombarda di Uncem, soprattutto sulla possibile perdita di rappresentanza che i territori montani potrebbe subire con l'introduzione della nuova riforma tanto voluta dal  Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. 

«Condivisibile la riduzione dei parlamentari, ma altrettanto necessario è garantire una adeguata e certa rappresentanza anche ai territori montani, rurali, quelli a minor densità di popolazione che hanno da sempre avuto minori voti e dunque minore capacità di eleggere i propri rappresentanti, nonostante le vaste superfici e comunità rappresentate. Nelle leggi elettorali, meno sono gli eletti, più i collegi sono grandi, e meno le aree montane hanno capacità di incidere nelle scelte ed eleggere persone che provengono da quei territori, col risultato di un baricentro nettamente spostato sulle zone urbane, sulle città, dove si concentrano tanti voti e grandi interessi» hanno commentato da Uncem Lombardia.

Il taglio di senatori e deputati

La riforma taglia linearmente il numero di deputati (da 630 a 400) e di senatori (da 315 a 200). «Per ridurre il numero di Parlamentari è quindi importante tenere conto di una omogenea rappresentanza per tutti i territori del paese, anche quelli a più alta dispersione demografica, dove ci sono meno voti. Si deve puntare, anche con questa riforma, sulla coesione e non sulla frammentazione, sui legami tra realtà e non sulle nuove sperequazioni territoriali, lasciando che gli eletti si concentrino nelle città» hanno proseguito quelli di Uncem.

Conoscenza dei territori

Dalla riforma, hanno proseguito i politici "montani", «ci perderebbero le aree montane del Paese, oltre la metà dell'Italia, per le quali verrebbero meno le regole della rappresentanza. Il Paese ha bisogno di riforme capaci di costruire una classe politica che ridia piena dignità alla politica e soprattutto che conosca i territori, li sappia rappresentare, conosca le comunità che li abitano e poi li sappia guidare nei processi di crescita».

L'aspetto economico

«Ridurre la capacità di conoscere, interagire, dialogare, capire i territori che in Italia trovano fulcro nelle aree montane e interne, che verrebbero isolate e ancora una volta tradite, sarebbe un grave errore. Se così non fosse, e la riduzione dovesse rispondere unicamente a questioni economiche, allora basterebbe dimezzare stipendi, prebende e rimborsi, senza mettere a repentaglio la rappresentanza democratica, specie quella montana, come la nostra. Il totale tornerebbe comunque» hanno concluso da Uncem Lombardia.

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