Il Comitato provinciale incalza Sertori: «Assessore, non abdichi dal ruolo di difensore della sanità di montagna»

Non cala l'acceso dibattito sul piano di riorganizzazione della sanità provinciale proposto dal Politecnico di Milano per conto di Regione Lombardia

Sembra oramai delinearsi come un braccio di ferro lo scontro che vede coinvolti il Comitato della sanità di montagna e tutti i sindaci del Tiranese e del Bormiese da una parte e Regione Lombardia, a proposito della riorganizzazione della sanità provinciale.

Uno confronto acceso fatto di raccolte firme, proposte alternativeriunioni mancate.

Non sono piaciute le ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa locale dall'assessore regionale Massimo Sertori in cui dichiarava falsa la notizia che l'ospedale Morelli di Sondalo verrà chiuso

Una lettura semplicistica e poco realistica quella del politico pontasco, secondo il Comitato "Io sto con il Morelli", che rischia di compromettere gli spazi di discussione e confronto pubblico.

Di seguito vi proponiamo la lettera pubblica del Comitato per la sanità di montagna indirizzata all'assessore Sertori:

Gentile Assessore Massimo Sertori,
in merito al futuro dell’Ospedale Morelli abbiamo letto, con sconcerto, le Sue dichiarazioni del 05 Gennaio, rilasciate alla stampa locale.

Lei archivia, con troppo faciloneria, le innumerevoli e diffuse esternazioni di preoccupazione come ingiustificate e soprattutto poggiate su “fake news”, diffuse da presunti incompetenti o ingannatori.

Essendo il Comitato, da sempre, in prima linea per la difesa di una buona sanità di montagna e dunque, inevitabilmente, contro questo nuovo Piano di Regione Lombardia a firma del Politecnico, vorremmo farLa riflettere su alcune questioni che smontano le flebili argomentazione prodotte a supporto dello stesso.

Come Lei ben sa, infatti, il Comitato per la Difesa del Morelli ha bocciato da subito, e in modo tranchant, il Piano di Regione Lombardia perché ritenuto dannoso sia per il Morelli e, più in generale, per tutta la sanità di montagna.

E’ per questo inutile che Lei faccia intendere sulla stampa che la Regione poteva far approvare il Piano senza neppure un confronto con il territorio, come se la Sua fosse una generosa elargizione democratica. E’ un atto dovuto il Suo, ed il territorio, nelle sue varie forme, ha il diritto di esprimersi.

Noi lo stiamo facendo con forza e con convinzione perché la “Commissione Tecnico Scientifica”, che opera liberamente dentro il Comitato, ha disegnato con perizia gli scenari a cui potremmo assistere se venisse attuato quel Piano.

Queste angosciose preoccupazioni sono state condivise anche da diversi Sindaci che sono le massime autorità sanitarie sul territorio. Perché mai dunque diffondere “fake news”?

Assessore, non ci è chiaro, per esempio, per quale strana ragione il Dott. Giuliano Pradella, il Prof. Livio Dei Cas, il Dott. Eugenio Benericetti, il Dott. Giorgio Besozzi, il Dott. Giorgio Mosconi, solo per citare alcuni degli emeriti professionisti che compongono la nostra Commissione, dovrebbero rientrare nelle categoria dei “disinformati o in mala fede”. Questo solo per il fatto di aver commentato il Piano di Regione Lombardia? Perché secondo Lei questi innumerevoli esperti pregiudicherebbero la propria credibilità professionale per esprime una sonora bocciatura al Piano da Lei presentato assieme all’Assessore Gallera, senza poterla argomentare nei minimi dettagli?

Noi stentiamo a credere di non aver ragione e, del resto, basterebbe rammentarLe che i dati forniti dall’Ats della Montagna fotografano, già oggi, una situazione rovinosa, ormai consolidata da anni, della nostra sanità di Montagna. Una situazione non inevitabile e soprattutto non dipesa da un destino cinico e baro! Fare del sarcasmo, di fronte ai drammatici dati sui tassi di fuga,solo per screditare chi continua a ritenersi insoddisfatto delle proposte di riorganizzazione della rete ospedaliera, forse non è la strada migliore per confrontarsi con il territorio.

Quei dati infatti non sono delle insignificanti percentuali ma rappresentano, invece, il fallimento complessivo della sanità di montagna che costringe i nostri convalligiani a
rivolgersi a strutture fuori Provincia o ad operatori privati per ricevere un’adeguata risposta sanitaria.

Quei dati rappresentano anche l’inarrestabile emorragia di medici dalla Montagna che l’abbandonano non certo per il clima rigido ma per le azzerate collaborazioni universitarie, per la mancanza di investimenti tecnologici, per la mancanza di prospettive di crescita professionale e per le discutibili scelte aziendali.

Con il Piano di Regione Lombardia il Morelli resterà sì aperto, ma non come avrebbe bisogno questo territorio e non con le sue storiche specialità; verrà ridotto ai minimi termini e senza alcuna valida prospettiva che sappia cogliere le sue enormi potenzialità.

Del resto Regione Lombardia non ha chiuso alcun Presidio in Provincia di Sondrio, nemmeno Chiavenna e Morbegno sono chiusi; se è solo per questo!!

Non può esserLe sfuggito tuttavia che Regione Lombardia sta debilitando da anni, scientemente, l’Ospedale Morelli: giorno dopo giorno, delibera dopo delibera, accorpamento dopo accorpamento, dimissioni dopo dimissioni! Lei stesso lo aveva inteso e dichiarato già nel 2009!

Da Presidente della Provincia, infatti, ha voluto e fatto approvare da tutte le Istituzioni della Provincia un Piano di riorganizzazione, a cura del Dott. Pradella, che aveva per Titolo “Piano per il rilancio dell’Ospedale Morelli di Sondalo” da presentare a Regione Lombardia al fine di convincerla a cambiare rotta. Assessore, non abdichi dal ruolo di difensore della sanità di montagna che si era assunto nel 2009!

Perché non troviamo, nella nuova proposta di Regione Lombardia, alcun richiamo al Piano “Sertori/Pradella” quale, per esempio, l’inserimento di nuove Unità Operative di Alta Riabilitazione, a valenza almeno regionale, da affiancare all’Unità Spinale?

Riteniamo ampiamente superati i metodi delle vane rassicurazioni alla Borsani, alla Cè, alla Mantovani, alla Rizzi, alla Bresciani o alla Maroni, tanto per citare tutti i politici
venuti in valle, negli ultimi anni, a ribadire che “nessun ospedale sarebbe stato depotenziato”. Oggi, abbiamo bisogno di un confronto serio e fatto di contenuti tecnici fra Regione Lombardia ed il Territorio. La Sanità di Montagna ed il Morelli lo meritano e noi lo pretendiamo! 

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Intanto, Assessore, Le anticipiamo che convocheremo a breve diverse assemblee pubbliche nelle quali sarà invitato a raccontare la Sua visione di Sanità di Montagna e a rispondere alle domande che le abbiamo posto.

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