Il senatore Crosio: "Frontalieri anche oltre 20 chilometri dal confine"

"Se lo status di frontaliere vale per tutti i cantoni svizzeri, non solo per quello confinante, è positivo, ma quello sbandierato dal senatore Del Barba del Pd è solo un mezzo risultato"

«Il riconoscimento dello status di frontalieri, che evita la doppia imposizione fiscale e che assicura ai Comuni i ristorni, deve essere esteso all’intera provincia di Sondrio, oltre i 20 km dal confine svizzero previsti ora, perché è assurdo che i lavoratori impiegati nel canton Ticino che risiedono a Morbegno e nel resto della Bassa Valle oppure quelli che da Chiuro raggiungono i Grigioni vengano trattati come frontalieri di seconda serie. A Verceia non lo sono ma a Somaggia sì, a Chiuro no ma a Ponte in Valtellina sì: una presa in giro, considerato che in linea d’aria praticamente tutta la provincia di Sondrio dista dalla Svizzera meno di 20 km o poco più. Questa era la richiesta, che io avevo avanzato, che il Governo avrebbe dovuto recepire per il rispetto dell’uguaglianza e in virtù della specificità montana. Oltre ai lavoratori ne avrebbero beneficiato anche i comuni nei quali risiedono che avrebbero ricevuto ristorni».

«Se lo status di frontaliere vale per tutti i cantoni svizzeri, non solo per quello confinante, è positivo, ma quello sbandierato dal senatore Del Barba del Pd è solo un mezzo risultato, un contentino, uno dei tanti, ai quali questo Governo ci ha abituati. Ben più importante, anche in termini economici, è la questione relativa all’allargamento della fascia di riferimento per il riconoscimento dello status di lavoratore frontaliere all’intera provincia di Sondrio. Oggi ancora moltissimi nostri convalligiani, troppi, ne rimangono esclusi e di conseguenza i comuni nei quali risiedono, senza dimenticare che quelli che hanno una percentuale di frontalieri inferiore al 4% degli occupati non percepiscono direttamente i ristorni. Molte iniquità a cui il Governo dovrebbe porre rimedio, come noi della Lega Nord chiediamo da tempo».

«La crisi che sembra perdurare, costringendo valtellinesi e valchiavennaschi, in numero ancora maggiore, a cercare lavoro nella vicina Svizzera, e l’incapacità dei Comuni di soddisfare tutte le richieste dei cittadini a causa dei tagli ai trasferimenti statali impongono un deciso cambio di rotta sulla questione dei frontalieri. Questo provvedimento va bene ma non è abbastanza: il territorio vuole ben altro.».

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