La frana di Spriana e il by pass del Mallero. Prevenire o subire?

L’appuntamento è per venerdì 17 alle 21 nella sala Vitali del Credito Valtellinese, dove Bettini e Miotti presenteranno le ricerche condotte nei mesi scorsi e una riflessione sul tema: titolo della serata, “La frana di Spriana e il bypass del Mallero, prevenire o subire?”.

«A trent’anni dalla grande alluvione in Valtellina - spiegano gli organizzatori nella presentazione dell’incontro - permangono sul territorio alcune criticità di dissesto idrogeologico che, per quanto sotto controllo e abbiano scarsa possibilità di verificarsi, non possono essere prese alla leggera». Della “categoria” fa parte la frana di Spriana, «salita alla ribalta delle cronache dopo che fu evidenziata da alcuni lavori fatti un po’ alla leggera», ricordano Bettini e Miotti. «Anche a seguito del disastro di Val Pola 1987 - proseguono gli organizzatori dell’incontro - divenne oggetto dei primi interventi per scongiurare che, in caso di crollo e conseguente ostruzione del torrente Mallero, si formasse un lago alle sue spalle, con possibile effetto Vajont sul capoluogo».

Ma sul bypass del Mallero «l’iter dei lavori conobbe non poche difficoltà e, dopo anni di cantiere, fu infine abbandonato, come chiunque nota passando sulla strada che collega Mossini ad Arquino», ricordano Miotti e Bettini. A quel punto molti si sono posti «un duplice quesito», sottolineano gli organizzatori della conferenza: «Se la frana non cadrà mai, come qualcuno dei più ottimisti suggerisce, perché sono stati spesi milioni di euro per un’opera inutile? E se invece la minaccia, per quanto remota, esiste veramente, come mai non si pone fine all’opera per salvare Sondrio? Siamo abituati a vedere costruzioni incompiute sparse qua e là lungo lo Stivale – proseguono -, ma in genere si tratta di impianti sportivi o viadotti che finiscono nel nulla, danno grave per l’immagine dell’Italia e per le tasche dei cittadini, ma di certo non per l’incolumità loro e delle loro case. Cosa diversa è per il bypass del Mallero, opera di notevole valenza preventiva, sulle cui misteriose sorti non c’è chiarezza».

Di qui la decisione di promuovere l’incontro pubblico per fare il punto sui lavori, «in una nazione – concludono gli organizzatori - dove è uso comune piangere su accadimenti disastrosi previsti o segnalati con ampio margine di tempo, dove un po’ sismica è anche la provincia di Sondrio, dove cadono viadotti e si procastina ogni decisione importante, dove è più facile fare lo scarica barile che assumersi delle responsabilità».

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