Il ritorno dell'olivo in Valtellina: olio extravergine di qualità e terrazzamenti in salvo

Borromini: "Considerati i numeri in crescita e l’interesse degli agricoltori, il frantoio in valle entro breve diventerà una necessità"

L’olivo piace agli agricoltori e fa bene al territorio: due semplici ragioni per spiegare il successo di questa pianta che, negli ultimi anni, ha visto aumentare le superfici coltivate e la produzione di olio. La Fondazione Fojanini ha stimato l’esistenza di circa 15 mila piante, che occupano 40 ettari di superficie, per una produzione fra i 300 e i 400 quintali di olive, a seconda delle annate, e di qualche decina di ettolitri di olio extravergine. La diffusione sul territorio è a macchia di leopardo e si estende dalla costiera dei Cech, in Bassa Valtellina, fino a Grosotto. Una pianta più tradizionale di quanto si pensi per le nostre aree terrazzate dove era diffusa sin dal 1400, come riportato da antichi documenti, seppure l’olio non avesse una destinazione alimentare. Per l’olivo si tratta quindi di un ritorno. «Come enti pubblici vediamo con favore il grande interesse dei nostri agricoltori nei confronti dell’olivo - spiega il presidente della Comunità Montana di Morbegno Christian Borromini che, la settimana scorsa, con il Comune di Traona, ha promosso una giornata formativa organizzata dalla Fondazione Fojanini -, innanzitutto perché vengono recuperate aree terrazzate marginali che, altrimenti, rimarrebbero incolte. Le piante abbelliscono il paesaggio, mantengono la stabilità dei versanti soggetti a rischio idrogeologico e arrestano l’avanzata del bosco. Con la Fondazione Fojanini abbiamo già promosso diversi momenti formativi e stiamo definendo nuove iniziative per assecondare una passione che si sta diffondendo soprattutto fra i giovani».

Il centro di ricerca sondriese già vent’anni orsono, quando in Valtellina si vedevano i primi olivi, aveva realizzato un campo sperimentale con una settantina di piante di 15 varietà diverse per testare quelle che meglio si adattano alla nostra valle. Un impegno che si è intensificato negli anni con la progressiva diffusione dell’olivo e che ha consentito di acquisire conoscenze e competenze specifiche oggi fondamentali per il servizio di supporto e di assistenza tecnica garantito a tutti gli interessati. Il tecnico 
Ivano Foianini ha spiegato ai numerosi agricoltori presenti all’incontro formativo come l’olivo sia adatto a terreni sabbiosi, con una forte insolazione e caratterizzati da mancanza di acqua, quali sono quelli dei terrazzi della sponda retica, sui quali sarebbe difficoltoso impiantare altre colture. La pianta non necessita di trattamenti particolari e ben si presta a coltivazioni di tipo biologico. Per la potatura bastano semplici indicazioni per dare alla pianta la giusta forma, operando in modo diverso rispetto ai meli.

Il microclima che caratterizza i terrazzamenti favorisce lo sviluppo e la maturazione di olive dalle quali si ricava un olio extravergine equilibrato, dal gusto fruttato, che per qualità non ha nulla da invidiare a quelli prodotti in zone più vocate. Lo ha detto durante l’incontro 
Marco Antonucci, assaggiatore professionista, che da molti anni collabora con la Fondazione Fojanini. Il parere autorevole di un esperto del settore certifica la qualità dell’olio extravergine di oliva made in Valtellina e apre interessanti prospettive anche su questo fronte, considerato che, entro qualche anno, la produzione locale aumenterà notevolmente. Servono infatti circa 8-10 anni a un olivo per entrare in produzione e la maggior parte di quelli che si vedono oggi sono stati piantati negli ultimi cinque anni. Finora, in presenza di quantitativi modesti, gli agricoltori locali si sono rivolti ai frantoi di Biosio e di Lenno, sul lago di Como, ma è indubbio che, tra qualche anno, questi impianti non saranno più in grado di soddisfare le esigenze della Valtellina.

«Considerati i numeri in crescita e l’interesse degli agricoltori, il frantoio in valle entro breve diventerà una necessità - conclude il presidente Borromini -, per questo motivo stiamo approfondendo la questione. Da parte nostra c’è la volontà di dare risposte agli olivicoltori, così com’è per gli altri settori agricoli, e di sostenere un’attività che potrebbe aprire opportunità interessanti. Il dato importante è che il nostro olio d’oliva è di alta qualità: abbiamo tutto l’interesse a favorire l’aumento della produzione facilitando gli operatori anche attraverso la realizzazione di un impianto per la spremitura delle olive». 

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