Melavì: presentato il Polo produttivo di Tovo S. Agata

«La situazione di equilibrio finanziario ed economico che abbiamo raggiunto ci rende più sereni - sottolinea il presidente Delle Coste - certamente non è stato facile, e le precedenti annate negative non ci hanno aiutato, ma siamo riusciti a mantenere l’impegno assunto con i soci».

Trecento soci conferenti, una superficie coltivata che sfiora i 500 ettari, una produzione che nelle annate regolari supera i 200 mila quintali. Su questi numeri, partendo dalla razionalizzazione delle attività e dalla riduzione dei costi di gestione, e puntando sulla qualità del prodotto, il consiglio di amministrazione di Melavì è impegnato per garantire e rendere più luminoso il futuro della frutticoltura valtellinese.

L’elezione dei nuovi amministratori ai vertici della cooperativa, nel dicembre del 2016, è coincisa con un deciso cambio di rotta.

«Innanzitutto abbiamo dovuto recuperare gli anni persi nell’effettiva attuazione della fusione delle tre cooperative di Ponte in Valtellina, Villa di Tirano e Tovo S. Agata, decisa nel 2013 e rimasta soltanto nelle intenzioni, e contrastare l’insoddisfazione dei soci per le liquidazioni penalizzanti della precedente gestione - spiega il presidente Bruno Delle Coste -. Sarebbe stato del tutto inutile agire sui costi di gestione senza assumere decisioni importanti quali l’allestimento di una sala di lavorazione unica presso il polo produttivo di Tovo S. Agata, la concentrazione dei prodotti trasformati presso lo stabilimento produttivo di Ponte in Valtellina e la chiusura dello stabilimento di Villa di Tirano. Razionalizzare l’attività non ha significato soltanto ridurre i costi ma anche migliorare la competitività aziendale: oggi possiamo dire di avere una cooperativa più moderna ed efficiente».

Mentre nello stabile di Ponte in Valtellina, accanto al punto vendita, procedono i lavori per l’allestimento delle nuove sale di trasformazione riservate ai succhi, ai nettari, alle conserve, alle mele essiccate e alle Rockit, al polo produttivo di Tovo S. Agata la riorganizzazione si è completata nei mesi scorsi. Al suo interno lavorano una novantina di dipendenti, occupati sui diversi impianti per la selezione, la lavorazione e il confezionamento. Al termine del processo, una volta confezionate, le mele della Valtellina Igp contrassegnate dal marchio Melavì sono pronte per i banconi dei punti vendita delle maggiori insegne della grande distribuzione, che rappresentano il 70% del venduto. Quattro le varietà: le Golden, le più richieste, le Red, le più apprezzate, le Fuji, le più pregiate, e le Gala, le primizie.

Il polo produttivo di Tovo S. Agata

Nel Polo produttivo di Tovo S. Agata è stata allestita la sala unica di lavorazione. I lavori, completati nei mesi scorsi, hanno previsto lo smontaggio e il rimontaggio delle macchine trasferite da Ponte in Valtellina e da Villa di Tirano, l’adeguamento degli impianti elettrico, idraulico e di riscaldamento, l’ammodernamento degli spazi, l’installazione dei macchinari aggiuntivi. Per garantire il benessere dei lavoratori sono stati effettuati interventi sulla sicurezza ed è stato realizzato un locale mensa. Un investimento inferiore ai 500 mila euro, ai quali si sono aggiunti 650 mila euro per i nuovi pallettizzatori, che facilitano il riempimento dei bancali, e 250 mila euro per l’aggiornamento del sistema di calibrazione. Quest’ultimo, grazie a uno speciale software, consente il potenziamento delle operazioni di individuazione dei difetti delle mele in fase di selezione per poi essere indirizzate verso i canali di lavorazione già divise per calibro e categoria. Le linee di confezionamento, raddoppiate nella performance, predispongono sacchi da uno a cinque chili, cassette in cartone o in legno, vassoi di diverse dimensioni e i più robusti ‘trypack’, richiesti per le esportazioni in India, in Medio Oriente e nel Nord Africa, che rappresentano i mercati principali fuori dall’Italia. Il nuovo sistema di pallettizzazione automatizzato facilita l’allestimento dei bancali con le cassette. A Tovo S. Agata lavora l’80% dei 120 dipendenti di Melavì, perlopiù donne. Il Polo produttivo ha mostrato sin dall’avvio la sua efficienza: la concentrazione della lavorazione, oltre alla riduzione dei costi, ha comportato l’ottimizzazione dell’attività, sia per la selezione che per il confezionamento delle mele, e le migliorie sul fronte impiantistico hanno aumentato la competitività della cooperativa che è ora in grado di rispondere alle richieste della moderna distribuzione in continua evoluzione.

IL 2019 DI MELAVÌ Ottimizzazione del lavoro, riduzione dei costi, allargamento dei mercati, miglioramento della qualità, promozione del prodotto: l’impegno di Melavì per il 2019 e per gli anni a venire si concentrerà su questi ambiti, proseguendo sulla strada imboccata al momento dell’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione.

«La situazione di equilibrio finanziario ed economico che abbiamo raggiunto ci rende più sereni - sottolinea il presidente Delle Coste -: certamente non è stato facile, e le precedenti annate negative non ci hanno aiutato, ma siamo riusciti a mantenere l’impegno assunto con i soci, ai quali nell’ottobre scorso abbiamo liquidato quasi cinque milioni di euro, a fronte di 160 mila quintali di mele conferite. Una buona remunerazione, superiore del 30% rispetto all’anno precedente, risultato certamente del mercato favorevole ma anche dell’oculata gestione che è intervenuta su tutti i costi realizzando importanti economie».

La discontinuità rispetto alla precedente gestione si è palesata anche sul fronte della qualità delle mele: il mercato richiede frutti belli e buoni e la Valtellina deve essere competitiva, questo è l’imperativo. Chi produce bene, la stragrande maggioranza dei soci di Melavì, ha avuto una liquidazione più alta e questo è l’obiettivo per il futuro. Chi non lo ha fatto dovrà adeguarsi.

«Anche nel 2019 siamo impegnati a contenere i costi fissi che l’anno scorso sono diminuiti in maniera più che proporzionale alla riduzione del prodotto - sottolinea il direttore generale Luigi Pignataro -. In maniera energica siamo intervenuti su tutte le voci con risparmi superiori al 30% sui costi per l’energia elettrica, gli imballaggi e i trasferimenti e riducendo le giacenze. Grazie al consolidamento finanziario effettuato nel corso del 2018 e ai risparmi operati in tutti i settori aziendali, il bilancio evidenzia un corretto equilibrio finanziario e una positiva correlazione temporale tra le fonti di finanziamento e gli impieghi».

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