Spaccio di droga in Valtellina, nei guai 25 richiedenti asilo

Nei pressi dell'Area Passerini di Morbegno gli spacciatori vendevano droga anche a 14enni

Importante operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Sondrio contro lo spaccio di droga in Valtellina, soprattutto in Bassa Valle.

Sono 25 le misure di custodia cautelare per spaccio di stupefacenti, in particolare marijuana, per altrettanti cittadini nigeriani, tutti richiedenti asilo, tra cui anche profughi ospitati in provincia, che spacciavano in un parco pubblico nei pressi della stazione di Morbegno, una zona frequentata anche da giovanissimi: l'Area Passerini.

Nello specifico, i Carabinieri hanno eseguito e stanno eseguendo 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Altre 5 persone andranno agli arresti domiciliari mentre 6 dei soggetti coinvolti sono destinatari di un’ordinanza di applicazione del divieto di dimora nel comune di Morbegno. L’attività investigativa è nata nel maggio 2018 per contrastare lo spaccio nell'Area Passerini di Morbegno. Lo spaccio avveniva di giorno ad opera di nigeriani richiedenti asilo alloggiati presso una struttura di accoglienza situata nei pressi.

Telecamere e aiuto dei cittadini

Per le indagini sono state utilizzate le immagini estrapolate dall’impianto di video sorveglianza del Comune di Morbegno e alcuni abitanti della zona hanno messo a disposizione le proprie abitazioni, come veri e propri punti d'appostamento da dove effettuare servizi di osservazione.

Droga all'interno del centro di accoglienza

Durante la perquisizione presso la citata struttura di accoglienza nel corso della quale sono stati rinvenuti 350 grammi circa di sostanza stupefacente suddivisa in 14 involucri da circa 25 grammi cadauno.

Droga venduta anche a 14enni

 Nel corso dei mesi di indagine, portata avanti dalla Stazione Carabinieri di Morbegno, sono stati effettuati 5 arresti in flagranza, 5 deferimenti  e 25 segnalazioni di consumatori di droga. Un centinaio le cessioni documentate, anche nei confronti di minori di anni 14, e qualche centinaio quelle desunte dalle intercettazioni telefoniche effettuate anche nei confronti di soggetti domiciliati in diverse parti d’Italia.

Una quindicina i richiedenti asilo impegnati nell’attività di spaccio sul territorio  mentre i restanti soggetti si occupavano dell’approvvigionamento di droga, dell'organizzazione dei viaggi dei corrieri, acquistando titoli di viaggio con carte di credito clonate, e di gestire i proventi.

Tra le particolarità è emerso che anche pusher locali italiani si rifornivano dagli spacciatori nigeriani e che questi ultimi, sebbene nel Paese di origine appartenessero a diverse fazioni, sul territorio italiano collaboravano nelle attività di spaccio. Uno dei destinatari della misura è attualmente imputato in un procedimento penale per tentato omicidio: è accusato di aver violentemente picchiato, in concorso con altri 10 soggetti, un connazionale.

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