La tragedia in motoslitta poteva essere una strage

Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che la carovana cingolata, composta da sette mezzi con a bordo undici persone, non abbia rispettato le regole: non esistono permessi per escursioni in alta quota

Lo scosceso versante elvetico dell'Alp de Barna

È un commento amareggiato quello di Enrica Guanella, sindaco di Campodolcino, alla triste morte di Federik Scaramella, il 17enne volato per centinaia di metri mentre si trovava in sella alla motoslitta di famiglia insieme al padre Christian nei pressi dell'Alpe de Barna, a 2800 metri d’altitudine. 

«La notizia della morte di Federik ci addolora e ci tocca tutti da vicino, ma quanto accaduto ci amareggia e fa emergere un problema che colpisce tutta la zona: l’uso eccessivo delle motoslitte. Questi veicoli dovrebbero essere usati solamente per raggiungere la dimora di proprietà tramite il percorso più breve come da regolamento » ha commentato Guanella.

Da qui l’errore che ha portato alla tragedia: il padre, come altre 50 famiglie proprietarie di baite in zona, era in possesso di un permesso per condurre la propria motoslitta esclusivamente fino alla propria dimora. Non esiste alcune permesso per escursioni in quota, la Legge italiana non lo permette.

Nonostante il divieto sembrerebbe, dalle prime ricostruzioni, che la comitiva domenicale fosse composta sette mezzi con undici persone in totale.In attesa di chiarire le dinamiche dell’incidente mortale, l’uomo 44enne di Samolaco, resta ricoverato all’ospedale di Bellinzona in osservazione con numerosi traumi e diverse fratture. Nella giornata di lunedì gli è stata comunicata la notizia più brutta, la morte del figlio.

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