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Sondrio, concluse le indagini sul furto con destrezza in gioielleria: arrestata anche la seconda ladra

Il video della razzia avvenuta lo scorso 10 agosto nel capoluogo valtellinese

 

Gli Agenti della Polizia di Stato della Questura di Sondrio, unitamente agli Agenti della Questura di Bergamo, hanno tratto in arresto Claudia Reinard, classe ‘62, in esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Sondrio, dopo il furto effettuato nell’agosto scorso ad una gioielleria di Sondrio.

Nello specifico, la Reinard, pregiudicata, insieme alla complice Serena Demetrio, classe '89, si era impossessata il 10 agosto scorso di alcuni gioielli il cui ammanco era stato riscontrato dal titolare una volta che le due si erano ormai allontanate.

Gli Agenti della Questura di Sondrio avevano da subito ricostruito l’accaduto grazie anche all’ausilio del sistema di videosorveglianza e, il 30 agosto, avevano tratto in arresto la Demetrio, rintracciata dagli operatori della Squadra Mobile in provincia di Bergamo dopo che aveva lasciato un'impronta digitale su uno specchio della gioielleria sondriese. 

Entrambe italiane ma senza fissa dimora, vivevano in campo rom a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo.

Lungo la giornata di mercoledì 5 febbraio, anche la Reinard, ormai certa di avere la polizia sulle sue tracce, ha deciso di costituirsi presso la Questura di Bergamo dove è stata arrestata. Della refurtiva, del valore stimato di 20mila euro, non si ha ancora notizia.

Il furto

Il furto con destrezza condotto dalle due donne italiane, entrambe affabili e distinte, si era consumato così: mentre la più giovane si fingeva interessate ad acquistare, facendosi aiutare dal titolare, la seconda, complice la distrazione del gioielliere, depredava un rotolo di gioielli precedentemente celato con un foulard mettendoselo nella borsa.

Per dare ancora meno "nell'occhio" le due donne avevano comprato, spendendo 50 euro di acconto, un monile. Il gieiello però era stato lasciato al gioielliere perchè potesse modificarlo come richiesto dalla "compratrice".

Una dinamica tanto ordinaria quanto ingannevole che ha permesso di concludere la truffa senza farsi scoprire.

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