Legambiente: «Gli operatori turistici della Val Masino non collaborano a sufficienza per trovare una strada comune»

Con una nota della sezione lombarda dell'associazione ambientalista si riapre il dibattito sul turismo nella valle retica

Scorcio mozzafiato in Val Masino (Foto di @96mat)

La Val Masino è una valle bellissima ed unica. È un luogo riconosciuto a livello mondiale per le sue meraviglie naturalistiche. È un luogo di turismo, anche di massa, che a volte ha faticato, e fatica, a trovare la sua vera identità. Isitutizioni e privati, residenti e turisti, sembrano convivere senza condividere in profondità obiettivi e visioni. Ne è convinta Legambiente Lombardia, rappresentata dal suo vicepresidente Marzio Marzorati. 

Di seguito pubblicamo la posizione di Legambiente Lombardia sulla Val Masino, teatro di turismo e di bellezze naturali:

La Val Masino è un luogo unico per la sua bellezza. Dimenticato dallo sci, per fortuna e per impossibilità naturale a ospitare le infrastrutture, oggi preserva una sua specifica originalità. Si può dire che la valle è attaccata alle rocce granitiche che si innalzano con una leggerezza unica, nonostante la loro intensità, resistenza e compattezza. Qui si disegna un paesaggio davvero entusiasmante e la reazione che provoca ai visitatori è di tranquillità, distensiva pace, riposo, solitudine, ricerca e sfida.

Chi ama la Val Masino la ama da sempre e tende a conservare questo sentimento costante nel tempo, rimane fedele a questo luogo. Oggi i tempi cambiano, nulla è più come prima. Il clima accelera la sua corsa verso il riscaldamento, le famiglie fanno vacanze sempre più brevi, fuggono alla permanenza e prediligono il viaggio, quello fisico e non quello spirituale e contemplativo che offre la val Masino. Cambiando il turismo naturalmente mutano i modi di fare intrattenimento e le disponibilità di accoglienza. E’ evidente che oggi è obbligatorio trovare una propria vocazione accettando la diversità della domanda di turismo, diventare un punto di riferimento e una risposta alle aspettative.

La Val Masino è frequentata da tre tipologie turistiche: il visitatore giornaliero tendenzialmente consumista; l’arrampicatore escursionista, il villeggiante climatico. La prima di queste ha avuto in questi anni un certo sviluppo e ha aggredito soprattutto la Val di Mello. I turisti trasformano il fondo valle in una spiaggia e il pranzo in un barbecue esuberante. Spesso visitano i luoghi accessibili della valle con il casco della moto in mano, sono chiamati merenderos proprio per la loro indole consumistica che trasforma la permanenza in una merenda. Questi visitatori sono disinteressati alla cura perché spesso non sanno dove si trovano e se torneranno. Tra questi però ci sono anche molte famiglie, passeggiatori delicati, osservatori attenti, insomma il popolo che vuole sfuggire al caldo della pianura e trovare un luogo protetto, semplice per passare una giornata di libertà. La seconda tipologia di turisti è rappresentata dai cosiddetti arrampicatori che si aggiungono agli escursionisti che prediligono le cime e le vie alte che in val Masino sono innumerevoli e bellissime. Questi arrampicatori minimalisti o sassisti sono appassionati dei massi che disegnano la valle, questi giovani sono davvero una grande novità che alimenta un nuovo spirito d’avventura e di relazione. Questa nuova modalità di vivere l’arrampicata ha alimentato il Melloblocco, un evento davvero significativo e partecipato che inspiegabilmente, per i più, non viene più organizzato. I villeggianti sono l’ultima categoria turistica retaggio del passato, sono persone anziane ma anche giovani famiglie che vengono a trascorrere un periodo di riposo, un arco di tempo sempre più breve ma ancora necessario. I villeggianti sono anche i reduci della seconda casa, che oggi è più una zavorra che un indicatore di ricchezza e una vera opportunità di soggiorno. Tra questi villeggianti però ci sono degli osservatori sensibili che amano fermarsi, che passeggiano, che vogliono ritrovare le tradizioni e i luoghi del cuore, sono in definitiva appassionati alla lentezza e al piacere del riposo.

Queste tre modi di vivere il turismo in Val Masino convivono e possono essere determinanti per individuare una vocazione di turismo sostenibile. Possiamo dire che gli operatori locali non collaborano a sufficienza per trovare una sintesi, per individuare insieme una vocazione che non determini l’esclusione di queste diversità ma che ponga delle regole di sviluppo e di sostenibilità. Ogni operatore vede quel che succede come opportunità per sé e non pensa al futuro della valle insieme con gli altri. Soprattutto non pensa a un investimento, questo lo hanno fatto sino ad ora solo la natura e le attività di pastorizia di un tempo. E’ indispensabile invece una proposta unitaria, un sentire comune, un’originalità che permetta ai fruitori occasionali, agli scalatori e ai villeggianti di convivere in una proposta di bellezza. Scoprire la propria vocazione significa incontrare la bellezza. In questo senso servono le regole e le innovazioni necessarie per far si che la conservazione dell’ambiente, che in Val Masino trova un luogo più che appropriato per la presenza di un’importante riserva ambientale e di aree Natura 2000, diventi una priorità e parte della nuova identità.

La Val Masino deve trovare una sua strada per offrire al turismo una proposta più chiara e di estrema qualità che non veda l’esclusione di un fruitore rispetto all’altro ma che individui nelle regole e nella bellezza il suo ambito di sviluppo. In questa direzione quindi potrebbero cambiare le attività commerciali che oggi non propongono, nella loro maggioranza, un servizio che metta in evidenza le caratteristiche peculiari della valle, i suoi prodotti e il suo paesaggio. Cambierebbero le facciate delle case e le vie dei paesi, in generale il rapporto con chi viene da fuori e con nuovi investitori.

Sarebbero incentivate sinergie e proposte comuni come la card della Val Masino, il portale web, i trasporti coordinati, la proposta alle persone svantaggiate e disabili e la fruizione lenta. Mi sembra che l’attuale amministrazione comunale si stia muovendo in tale direzione e che alcune realtà private stiano cogliendo questa nuova scelta di qualità, la presenza qualificata di ERSAF sicuramente offre un’opportunità di sviluppo e tutela. Dobbiamo pensare a una valle che nella sua unicità sappia dialogare con chi la rispetta e con la bellezza che conserva nella natura ma che potrebbe diventare evidente anche nella cultura.

Marzio Marzorati - Vice presidente Legambiente Lombardia

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