L'Autonomia nella montagna lombarda: le riflessioni di Tiziano Maffezzini

Il Presidente di UNCEM Lombardia: «Le comunità alpine siano rese protagoniste del proprio destino per una rinascita che contemperi l’azione dell’uomo con il valore del territorio e le sue ricchezze naturali»

Ponte in Valtellina (Foto di Francesca Bertolani, Instagram)

Autonomia e non assistenzialismo: prospettive e sguardo in avanti proiettato a sviluppo e cultura. Tiziano Maffezzini, presidente di Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) di Lombardia rilancia il dibattito sul regionalismo differenziato rimarcando il valore che l'autonomia potrebbe avere nei contesti alpini. Qui di seguito vi proponiamo le sue riflessioni:

Storicamente le montagne, fino alla nascita degli stati nazionali, sono state caratterizzate da una capacità di autogoverno che altri territori non hanno mai avuto. 

Nel basso medioevo, infatti, i nuclei familiari di contadini che accettarono l’onere di coltivare le difficili terre alpine allo scopo di renderle abitabili, vennero ricompensati mediante il riconoscimento di incentivi e forme di autonomie. I signori del tempo riconobbero ai contadini di montagna, al contrario di quelli delle pianure assoggettati alle servitù feudali, il titolo di uomini liberi e benefici vari. E questi diedero vita, per sopravvivere, alle prime forme organizzate di convivenza solidale per costruire comunità forti. I decisori politici medievali dimostrarono così una grande lungimiranza che fu ripagata dalla capacità delle comunità di montagna di organizzarsi in forme responsabili di autogoverno. 

Con la nascita di modelli di governo centralistici, i territori montani hanno pian piano perduto la responsabilità di decidere e di gestire il loro territorio, e le montagne si sono via via impoverite e spopolate. Basta fare il raffronto fra i territori alpini che beneficiano dell’autonomia amministrativa e quelli che l’hanno perduta: da una parte la popolazione è rimasta sul territorio ed è anche cresciuta, dall’altra sono evidenti e drammatici i segnali dello spopolamento. 

La tenuta economica, sociale ed ambientale della montagna richiede il riconoscimento di modelli di governo specifici e locali per consolidarsi. Serve, come allora, una negoziazione: i feudatari avevano accettato di ridurre la loro sovranità sui coloni delle terre alpine in cambio del presidio, indispensabile, del territorio; oggi deve accadere qualcosa di simile perché i territori montani siano ancora presidiati. 

Occorre che le comunità di montagna siano rese protagoniste del proprio destino per una rinascita che contemperi l’azione dell’uomo con il valore del territorio e le sue ricchezze naturali. L’economia, l’agricoltura, la scuola, la sanità, sono aspetti che in montagna sono declinabili solo da chi la montagna la vive in un’autentica autonomia gestionale, per assumere decisioni consapevoli che non siano prese a centinaia di chilometri di distanza e calate indiscriminatamente sui monti. 

C’è bisogno anche di rinnovare, in modo virtuoso, il legame tra montagna e città, senza più che la seconda si appropri delle risorse della prima, ma facendo in modo che entrambe colgano le cose migliori dall'altro. La montagna abbia servizi, infrastrutture utili alle attività d'impresa, risorse tecnologiche, qualità economica della vita, dinamismo culturale e la città abbia qualità ecologica della vita, socialità, prodotti di alta qualità e la cultura identitaria della montagna. 

E’ il momento di capovolgere l’approccio: non si tratta di assistere per tenere le persone in montagna, ma di avviare politiche di economia attiva, redditizia, perché la montagna può vincere non in termini quantitativi ma qualitativi e non in una logica assistenzialistica, bensì in contesti di decisioni di prossimità, di risorse locali, di autogoverno. 

L'autonomia, quella che le comunità alpine hanno dimostrato di saper gestire con responsabilità, è un valore che fa parte dell’identità che la storia ha costruito sulle montagne e che deve tornare prepotentemente nelle agende politiche per ridare vitalità alle montagne, non è il capriccio del momento.

Tiziano Maffezzini
Presidente UNCEM Lombardia

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