Val di Mello, la "Lega per i diritti delle persone con disabilità" contro il linguaggio della petizione

Dura la nota diramata dalla LEDHA: non si può considerare le parole del “Movimento per la tutela della Val di Mello” come un fatto locale, sono come pietre lanciate contro i disabili

Foto CSV Sondrio

Una polemica dopo un'altra in Val di Mello. Dopo l'ampio dibattito pubblico sull'opportunità o meno di creare un tracciato di 3 chilometri che permetta a tutti, disabili per primi, di entrare nella "valle incantata" ecco che l'attenzione si sposta sul linguaggio usato nelle discussioni.

Fuoco della questione è il linguaggio scelto dal “Comitato per la tutela della Val di Mello” per il titolo della petizione promossa sulla piattaforma “Change.org”, “Fermiamo un devastante progetto nel cuore della Riserva Naturale della Val di Mello”. Una petizione "sentita" che in pochi giorni ha quasi raggiunto 20mila firme, grazie anche all'ampia eco avuta a livello nazionale.

Ecco di seguito la dura nota diramata dalla LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità nella mattinata di venerdì 15 marzo 2019:

È opportuno innanzitutto precisare che il progetto relativo all’intervento previsto sul sentiero non è ancora stato reso pubblico: non è quindi possibile valutarne in maniera circostanziata il possibile impatto sull’ambiente. Quello che colpisce, invece, sono i toni e i termini usati dal Comitato, che risultano offensivi nei confronti delle persone con disabilità. Parole che contrappongono in maniera strumentale la tutela dell’ambiente al diritto delle persone con disabilità di godere di una delle valli più belle del territorio regionale. 

LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità condanna con forza il linguaggio usato dai promotori della petizione e da alcuni noti commentatori che, per descrivere la presunta “minaccia” incombente sulla valle, non esitano a usare parole dure e offensive. Il progetto è “devastante” ed è promosso da interessi occulti dato che pare che “nessuno lo vuole, nessuno lo desidera, nessuno lo chiede” e sarebbe addirittura “avvilente per i disabili”. La “segnaletica a prova di non vedente” viene contrapposta alla traccia da seguire nell’erba. Si profila la presenza di “un interesse che si nasconde dietro il vergognoso pretesto di favorire l’accesso ai disabili”.

Siamo di fronte all’ennesima riproposizione di un pre-giudizio nei confronti delle persone con disabilità. È una storia vecchia, ma che evidentemente non passa mai di moda: ogni volta che le persone con disabilità chiedono o addirittura "pretendono” di vivere nella società con pari dignità delle altre persone, qualcuno grida allo scandalo e descrive questa possibilità come una minaccia al bene comune. È già capitato con la scuola e dopo più di 40 anni di inclusione scolastica i nostri laureati continuano a essere tra i più ricercati nel mondo. È già capitato con il lavoro e dopo più di 50 anni dalla prima legge sul collocamento obbligatorio l’Italia resta tra le nazioni maggiormente industrializzate del pianeta. È capitato persino il welfare (basti ricordare l’epoca della caccia ai falsi invalidi) ma nonostante pensioni e indennità (a dire il vero non molto generose) il bilancio dello Stato italiano continua a reggere.

LEDHA non può considerare le parole del “Comitato per la tutela della Val di Mello” come un fatto locale, figlio di situazioni particolari: sono parole lanciate come pietre contro la dignità di tutte le persone con disabilità che aspirano e pretendono di vivere una vita dignitosa, con pari opportunità degli altri.

Dai promotori della petizione sono arrivate parole inaccettabili, per questo motivo LEDHA esprime il proprio massimo sostegno alle persone con disabilità, ai loro familiari, alle loro associazioni e alle istituzioni sociali e politiche bersaglio di questo attacco. Inoltre LEDHA chiede ai responsabili legali del “Comitato per la tutela della Val di Mello”, parole di scusa per l’offesa, speriamo involontaria, inferta alla generalità delle persone con disabilità. 

Una condizione necessaria per avviare in un clima rasserenato, il necessario confronto sulle migliori scelte tecniche da operare per contemperare la migliore accessibilità del sentiero con il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente. Un confronto che potrà partire una volta che il progetto sarà presentato pubblicamente: perché quello mosso alle persone con disabilità è stato un attacco preventivo e questo rende ancora più grave le parole usate.

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