Coronavirus, quelle ore di angoscia al telefono perché qualcuno aiuti il padre malato. Il racconto di una giovane valtellinese

Ansie e paure tra prassi sanitarie e incertezza. La testimonianza

Immagine archivio (Foto Croce Rossa comitato di Morbegno)

«Mio padre ha la febbre da 10 giorni con una saturazione di 86 a causa della tosse molto forte. Secondo tre dottori le cause sono dovute al Covid-19. Non arrivano a fare il tampone. Fanno uscire l'ambulanza solo se manca il respiro. È una cosa logorante. I medici ti dicono di stare a casa perché se entri in pronto soccorso potresti contrarre il virus. È una situazione ingiusta. La gente deve arrivare a non respirare per essere curata?». 

Questo messaggio conciso, ma molto chiaro è giunto nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 21 marzo, alla nostra redazione. A scrivere questo appello Elena, una giovane ragazza valtellinese il cui padre ha, in questi giorni, dei seri problemi di salute. L'uomo e la sua famiglia non trovano però, conforto né aiuto concreto da nessuna parte. E allora prova a rivolgersi a noi. 

Allora contattiamo la ragazza, perché vogliamo fare il nostro dovere. Vogliamo informare e attraverso l'informazione, cercare di educare le persone, senza supponenza. Forse raccontando una storia concreta, molto vicino a noi, anche chi ancora sottovaluta il problema potrà aprire finalmente gli occhi. 

Elena ci risponde questa mattina. Sicuramente la notte non sarà stata tranquilla, ma con estrema calma ci racconta l'evolversi della situazione. 

«Ieri sera ho richiamato il 112 e ho minacciato l'operatore dicendogli che se non mi avesse mandato l'ambulanza mi sarei presentata in pronto soccorso. L'ambulanza è arrivata ed è stato portato a Sondalo. Aspettiamo l'esito del tampone».

«Ho scritto - ci spiega Elena - in preda alla disperazione perché, a mio parere, è il sistema funziona male. Chiami il numero della Lombardia per l'emergenza (non serve a nulla) ti dicono di chiamare la guardia medica, chiami la guardia medica ti dicono la terapia, richiami perché la febbre non scende, ti dicono di chiamare il medico di base. Il medico di base sostiene che hai il corona virus e ti dice di chiamare il 112 per richiedere un tampone. Chiami il 112 spiegando lo stato  di salute dicono che nessuno arriva a casa a fare i tamponi». 

«Ribadisco che quando si alza fa fatica a respirare e satura a 86 (ieri sera è sceso a 83) e questi del 112 mi dicono: signora tenga monitorata la situazione con il saturimetro, suo padre è meglio che stia a casa perché è il posto più sicuro. Punto primo non tutte le famiglie hanno un saturimetro, anche perché in farmacia non si trova, seconda cosa: come fa un operatore del 112 a dirti "é meglio rimanere a casa perché è il posto più sicuro quando una persona di 67 anni con due patologie a fatica respira"? Detto questo, fortunatamente Sondalo regge ed è organizzato molto bene per questa emergenza. Ad oggi gli ospedali adibiti per questo problema sono appunto Sondalo e Gravedona. Questa è la mia storia». 

«Purtroppo - conclude la giovane - c’è ancora tanta gente in giro, che esce, prende e va in montagna a camminare o perché ha la casa e minimizza il problema». 

Siamo davvero sicuri che vogliamo ancora uscire a portare il cane a fare i bisogni dieci volte al giorno? O fare escursioni con gli amici? O tagliare legna nel bosco vicino a casa? Anche il sistema sanitario di Valtellina e Valchiavenna è in difficoltà. Vogliamo ancora 'togliere spazio' a chi ne ha davvero bisogno? 

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