Coronavirus, le parole di Fontana: «Mascherine fino a quando non ci sarà un vaccino anti-covid»

Il presidente di Regione Lombardia è intervenuto in tv: «Agli italiani credo si debba dire che la vita può ricominciare ad essere la vita normale ma si debba anche dire che quelle precauzioni (la mascherina, il distanziamento ed evitare gli assembramenti) debbano essere mantenute. Non si può pensare che tutto è tornato come prima».

Probabilmente la mascherina resterà obbligatoria fino a quando non ci sarà un vaccino a proteggere dal coronavirus. A confermare l'informazione è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, rispondendo in diretta alla trasmissione televisiva Mattino 5: “Quelli credo siano comportamenti, stili di vita, che forse andranno tenuti anche nel momento in cui ci si avvicinerà al contagio zero perché finché non ci sarà la possibilità di avere un vaccino che ci garantisca dal ripresentarsi del virus, credo che qualche attenzione la si debba tenere”.

La mascherina obbligatoria fino al vaccino

Se l’indicazione di continuare ad indossare la mascherina indichi che “Fontana è più prudente di Zaia”, il governatore lombardo ha replicato: “Io sono più prudente perché ho parlato con tanti medici e tanti scienziati che dicono che la mascherina è il principale mezzo di attraverso il quale si evita il contagio, e tenuto conto che è fastidiosa ma non così drammaticamente fastidiosa e che ci consente una vita praticamente normale, io credo sia giusto portarla ancora finché non avremo la certezza che il virus è sconfitto”.

“Agli italiani - ha detto Fontana - credo si debba dire che la vita può ricominciare ad essere la vita normale ma si debba anche dire che quelle precauzioni (la mascherina, il distanziamento ed evitare gli assembramenti) debbano essere mantenute. Non si può pensare che tutto è tornato come prima. Abbiamo riacquistato una parte della nostra libertà ma qualcosina ancora no”.

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Il calcolo dei contagiati in Regione

Fontana ha toccato altri temi come quello del calcolo dei contagiati in Regione. Ai dubbi sollevati da Nino Cartabellota e Andrea Crisanti circa il metodo di calcolo, “rispondo con quanto detto da Zangrillo, per usare un altro medico che dice qualcosa di diverso, e cioè che i dati più importanti (al di là di chi fa per mestiere proprio quello di valutare i numeri), i numeri più belli, sono quelli che provengono dagli ospedali: la riduzione dei ricoveri in terapia intensiva, il fatto che i nostri Pronto soccorso sono tornati ad essere abbastanza liberi, comunque con pochi malati di Covid. Credo siano questi i numeri più importanti a cui bisogna fare riferimento. Credo anche che certe affermazioni siano state assolutamente improvvide, credo che si debba guardare con serenità e attenzione al futuro”. 

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