Il coro degli alpini ha cantato al Teatro alla Scala di Milano

In attesa dell'Adunata del Centenario è la prima volta in assoluto che un coro alpino-popolare calca il prestigioso palco del Tempio meneghino della Lirica

Alla presenza del Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero, del Consiglio Direttivo Nazionale, del Comitato Organizzatore dell’Adunata e di numerose Autorità civili e Militari, nel pomeriggio di sabato 4 maggio il Teatro alla Scala era gremito di Alpini, Amici degli Alpini, familiari e simpatizzanti.

Luigi Boffi, presidente della Sezione Ana di Milano che ha fortemente voluto l’iniziativa ha introdotto la serata, e il sindaco di Milano Beppe Sala l’ha appassionatamente sostenuta specificando che “la Scala è la Casa dell’Arte più alta e che gli Alpini ci stanno a pennello”. Poi subito protagoniste le voci del Coro Ana di Milano, che ha avuto l’onore –unico coro alpino-popolare in assoluto- di calcare il prestigioso palco.

Grazie alla sapiente regia di Marco Merlini, è andato in scena uno spettacolo vibrante, per i canti degli Alpini e le ballate popolari intonate dal coro con grande sintonia e profonda passione, accolto da fragorosi applausi. Forte la partecipazione in sala, con gli spettatori che si alzavano in piedi, a condividere uno spirito comune, di cui il canto è la massima espressione. Il tutto alternato dalla struggente emozione scatenata dalla magistrale voce di Pamela Villoresi che leggeva diari e racconti Alpini, di amore e di guerra, di paura e di senso patriottico. Un’esperienza unica, che ha trasportato tutti.

Il Coro Ana di Milano

Il coro alpino-poplare a settembre compirà 70 anni. Insignito dell’Ambrogino d’Oro, è il coro più antico e longevo sotto l’egida dell’Ana. Diretto dal maestro Massimo Marchesotti dal 1973, è composto da 35 elementi. Oggi ha al proprio attivo migliaia di concerti e si è esibito in numerosissime sale, anche molto prestigiose, in Italia e nel mondo. Il suo repertorio è ampio e vario; volutamente non include solo canti alpini e militari ma anche popolari regionali, in un preciso intento di sostegno al patrimonio musicale e poetico del nostro Paese.

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