Sondrio: la frana di Spriana torna a far discutere, nasce il comitato civico

Il promotore di “Sicurezza e informazione per la frana di Spriana”, Stefano Angelinis: «Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema molto importante. Il bypass del Mallero venga concluso»

Il territorio e le sue fragilità. Nasce ufficialmente a Sondrio il comitato civico “Sicurezza e informazione per la frana di Spriana” con l’intento di rialzare la luce mediatica sull’intervento di messa in sicurezza mai portato a termine in Valmalenco, a pochi chilometri da Sondrio.

Un cantiere letteralmente abbandonato da oltre 10 anni nel luogo dove risiede la più grande minaccia naturale per la cittadina di Sondrio, un’importante frana con una portata stimata di 70 milioni di metri cubi.

Un comitato pensato ed organizzato da Stefano Angelinis, consigliere comunale di minoranza nel capoluogo valtellinese insieme ad altri soggetti della società civile, attenti e preoccupati della tematica: la guida alpina Giuseppe “Popi” Miotti, gli architetti Giovanni Bettini e Piercarlo Stefanelli, l’ingegnere Andrea Marzi ed moltipaltri.

Insieme a loro hanno sottoscritto il manifesto fondativo diverse realtà valtellinesi: il CAI - Sezione di Sondrio, la Fondazione Luigi Bombardieri, Confindustria Lecco-Sondrio e poi i sindacati della provincia di Sondrio CGIL, CISL e UIL, l’Associazione Nazionale Alpini - Sezione Valtellinese oltre che la Croce Rossa Italiana - Comitato di Sondrio.

L'impegno di Angelinis

«È da oltre un anno che mi interesso della questione della frana di Spriana. È agli occhi di tutti come l’opera del bypass idraulico sia del tutto in uno stato di abbandono. - ha esordito Stefano Angelinis.

«Inizialmente ho cercato di affrontare il tema con gli strumenti del Consiglio comunale, raccogliendo la disponibilità ad approfondire la questione da parte del sindaco Scaramellini e dell’allora Prefetto Scalia. Dopo un primo incontro con i soggetti potenzialmente interessati, nei mesi successivi il percorso di confronto si è rallentato anche per il doppio cambio di Prefetto. Penso sia il momento di ripartire diversamente perché il percorso politico-istituzionale non è sufficiente» ha continuato Angelinis.

«Da qui la volontà di creare il comitato, coinvolgendo le persone che hanno conoscenza approfondita della frana di Spriana, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica. Non a caso abbiamo scelto le parole “sicurezze” e “informazione” nel nome del comitato. La nostra finalità è assolutamente apartitica ma è politica, una politica buona e sana da poter svolgere a tutti i livelli» ha raccontato il promotore del comitato, promettendo per il nuovo anno un incontro pubblico, informativo, proprio sul tema della frana di Spriana.

La frana di Spriana, una questione abbandonata

Come spiegato dall’ingegnere Andrea Marzi, tra i più preparati in materia essendosi occupato del bypass idraulico del Mallero professionalmente per 15 anni, l’opera nasce con una legge nazionale nel 1986.

Una misura preventiva dovuta ai movimenti che lungo il secolo scorso avevano caratterizzato il versante del monte Foppa, soprattutto a cavallo tra gli anni '60 e '70.

I lavori, iniziati nel 1991, hanno portato alla costruzione di un tunnel, scavato nella roccia, utile a far defluire le acque del Mallero in caso la frana di Spriana dovesse rovinare a valle, creando una barriera naturale. L'imbrigliamento delle acque eviterebbe la creazione di un'onda anomale, che sovrastando i detriti franosi, potrebbe discendere a valle fino a raggiungere e coprire Sondrio ed Albosaggia ad una velocità di 11mila metri cubi al secondo (un enormità se si pensa che il torrente normalmente viaggia a 80 metri cubi al secondo).

Dopo varie interruzioni e 14 diverse concessioni il cantiere è stato dismesso nel 2007, lasciando di fatto l'opera incompiuta, nonostante i 60 milioni di euro spesi durante gli anni di lavorazione. «Dare informazioni ai cittadini, entrare nel dettaglio degli aspetti tecnici sia per i rischi sia per stimolare le istituzioni. Ho aderito al comitato come tecnico perchè è da troppi anni che non si affronta il problema» ha commento l'ingegnere Marzi.

L'ultimo incontro pubblico sulla frana di Spriana

Gli ha fatto eco la guida alpina, Popi Miotti: «In questi anni mi ha indignato il silenzio attorno all’opera abbandonata. Se si reputa la frana poco pericolosa si chiuda definitivamente il cantiere, contrariamente si lavori affinchè ci sia la messa in sicurezza per poi chiudere, così, il cantiere».

La frana ad oggi, secondo gli studi di Arpa, titolare del monitoraggio del versante per conto di Regione Lombardia, è da considerarsi quiescente. Ciò non deve però far perdere altro tempo secondo il presidente della Fondazione Bombardieri, Angelo Schena: «Sappiamo bene cosa può succedere nel nostro territorio, le frane del Cengalo, di Gallivaggio e del Ruinon ce lo hanno dimostrato, anche di recente. Bisogna stare attenti perchè i fenomeni estremi avvengono anche senza preavviso. C'è troppa disattenzione attorno alla frana di Spriana».

L'appoggio di Confindustria e sindacati

Importante, da un punto di vista anche politico, l'adesione al manifesto del comitato di Confindustria Lecco e Sondrio e di tutte e tre le principali sigle sindacaliste, CGIL, CISL e UIL. Un sostegno volto certamente alla sicurezza della popolazione, come ricordato sia dal vicepresidente valtellinese degli industriali Emilio Mottolini che dal sindacalista di CGIL, Giorgio Nana, ma attento anche al livello occupazionale. Il ripristino del cantiere, infatti, permetterebbe l'impiego di numerose maestranze locali.

Il manifesto fondativo del comitato civico “Sicurezza e informazione per la frana di Spriana”

Siamo cittadini che hanno a cuore il territorio di Sondrio, la montagna e il patrimonio naturalistico che ci circonda in questo meraviglioso luogo. Siamo cittadini con storie diverse, diverse professionalità, ma accomunati dall’amore per il nostro territorio e da due moventi fondamentali: l’esigenza di sicurezza e la pretesa di chiarezza e quindi di una corretta
informazione nei confronti della cittadinanza.

Siamo cittadini convinti altresì che troppo spesso non sia sufficiente la mera pretesa di risposte e soluzioni da parte dell’ente pubblico e delle autorità, ma che offrire al contempo il proprio impegno civico e la voglia di far sentire la propria voce, con equilibrio e approfondimento critico, possano costituire un elemento fondamentale per una spinta positiva e virtuosa verso l’individuazione di soluzioni a vantaggio del bene comune.

La Frana di Spriana è una tematica spesso dibattuta nel corso degli anni, che non ha ancora trovato una soluzione definitiva, ma che anzi ad oggi costituisce una vergogna per il nostro territorio, un simbolo emblematico delle innumerevoli opere incompiute che si contano nel nostro Paese. Le prime rilevazioni in merito alla Frana di Spriana risalgono agli anni sessanta. I primi interventi di messa in sicurezza, con la costruzione del famoso bypass di derivazione delle acque del Mallero, iniziarono nel 1991. I lavori furono bloccati nel 1996 e poi ripresi nel 2001, per poi arrestarsi nuovamente nel 2008. 

Dal lontano 1991 sono passati quasi 30 anni e al momento constatiamo null’altro che la presenza di una vera e propria opera incompiuta: un cantiere, quello del bypass, per cui sono stati spesi milioni di Euro dei contribuenti, che è ora fermo, non ancora completato né reso funzionale a garantire un livello minimo di sicurezza. Nel cantiere risultano essere presenti ancora oggi gli impianti e i macchinari che venivano utilizzati per i lavori, a rimarcare ancor di più lo stato di totale abbandono dell’opera.

Totale abbandono, in due sole parole, è il riassunto dei sentimenti che si provano dinnanzi a questa vicenda. L’abbandono, infatti, non è soltanto quello del cantiere in sé e delle attrezzature visibili su di esso, ma è l’abbandono di una comunità, di una intera popolazione che meritava allora e merita oggi a maggior ragione delle risposte.

L’esigenza di sicurezza è uno dei bisogni primari dell’uomo e perciò qualsiasi elemento che possa pregiudicarla deve assumere un livello di priorità assoluta nell’impegno di qualsiasi soggetto che rivesta responsabilità pubbliche. Sosteniamo con convinzione il valore e la lungimiranza degli interventi di prevenzione, poiché non si finisca per dover rimpiangere dopo, come troppo spesso in Italia è accaduto, ciò che non si è fatto prima.

Crediamo che il cittadino abbia inoltre il diritto, oltre che di vedere garantita la propria sicurezza ed integrità, di ricevere un’adeguata informazione. Sulla Frana di Spriana troppo spesso ciò non è avvenuto: si è assistito infatti ad un continuo, logorante e sterile rimpallo di responsabilità da parte dei vari enti coinvolti. Per anni si è attesa una presa di posizione chiara ed univoca e insieme una ben definita assunzione di responsabilità da parte delle autorità: a che stadio è l’opera? Quali sono gli interventi necessari per garantire la sicurezza dei cittadini? Quali sono le procedure di emergenza da attivare in caso di pericolo? Oggi siamo qui per ribadire che il tempo dell’indecisione è scaduto: bisogna agire per sbloccare una volta per tutte questo insopportabile immobilismo.

E’ nostra intenzione attivare tutte le energie civiche e le professionalità presenti sul territorio che siano in grado di analizzare a fondo il problema, attivare una forte azione di sensibilizzazione e informazione delle persone e un coinvolgimento della cittadinanza tutta, perché si riceva finalmente la giusta attenzione da parte delle autorità, nazionali e locali, e perché queste ultime decidano di affrontare la questione con determinazione, forti anche del supporto e della partecipazione di tutti noi. Lanciamo questo appello a tutti coloro che si sentano parte a vario titolo di questa comunità, convinti che solo insieme, fianco a fianco, tutto questo si può fare.

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