Torna l'incubo della cimice asiatica, c'è preoccupazione per le mele

Gli esperti della Fondazione Fojanini: «L’estate 2019, tendenzialmente calda, è stata favorevole alla ripartenza della nuova generazione». L'allarme dell'assessore regionale Rolfi

Anche la Valtellina ed i suoi frutteti sono invasi dalla cimice asiatica. Mai come quest’anno l'insetto fitofago proveniente dall'Asia è presente in provincia di Sondrio. «L’estate 2019, tendenzialmente calda, è stata favorevole nonostante l’elevata mortalità invernale e la ripartenza della nuova generazione è stata importante, favorita anche dalle numerose colture che la cimice può andare ad infestare» hanno commentato gli esperti della Fondazione Fojanini di Studi Superiori.

La cimice asiatica è diffusa ormai in tutta la provincia di Sondrio, specialmente nel fondovalle e ovviamente in modo più preoccupante nelle zone frutticole, non disdegnando però i conoidi e salendo fino a quote di 500-600 metri. La presenza a quote superiori è al momento sporadica. Quest’anno la presenza è importante anche nella parte più a est (Villa di Tirano, Bianzone e Tirano), dove negli altri anni era quasi nulla.

La questione mele

«Sul nostro territorio ci sono stati avvistamenti. Abbiamo promosso incontri con i soci del nostro consorzio nelle varie zone per informare e preparare i coltivatori a questo problema che, purtroppo, ha provocato grossi problemi in zone di pianura» ha affermato Bruno Delle Coste, presidente del consorzio Melavì.

«Sulle mele la presenza ha iniziato a diventare importante a partire da fine luglio, dove sulla varietà Gala si sono cominciate a vedere esemplari di cimici asiatiche in numero elevato, insieme anche ai primi danni, apprezzabili sempre più avvicinandosi alla raccolta. Ora la presenza inizia ad essere evidente anche sulle altre varietà, privilegiando i frutti più acerbi, in quanto l’insetto tendenzialmente punge la frutta quando non è ancora matura, e poi successivamente si notano i danni; sulla parte bassa della chioma si vedono gli stadi più immaturi (diversi stadi di neanidi), sulla parte alta sui vedono tendenzialmente più adulti (possibile presenza di nuovi adulti della generazione estiva)» hanno spiegato ancora gli esperti della Fojanini.

Al momento, seppur vi siano già alcuni antiparassiti in grado di preservare le piante dalla cimice asiatica, in attesa che siano completati gli studi sulla loro efficacia e sui rischi e sui benefici che un loro utilizzo potrebbe portare, la Fondazione Fojanini consiglia agli agricoltura l'utilizzo di reti. «Le reti antiinsetto rimangono il sistema di difesa più efficace ed ecologico. Queste devono essere posizionate a regola d’arte e soprattutto ben chiuse; una chiusura perfetta è impossibile, in quanto i giovani salgono dall’erba verso la pianta, ma dove ci sono le reti i danni rimangono contenuti».

L'allarme dell'assessore regionale

«La cimice asiatica è la Xylella del Nord. Ci aspettiamo da Roma la stessa attenzione e le stesse risorse. Per questo chiediamo che venga riconosciuta a livello nazionale la situazione di emergenza e venga istituito un fondo straordinario di sostegno e di indennizzo alle aziende agricole danneggiate. Questo insetto sta mettendo a rischio la redditivita' delle imprese» ha detto Fabio Rolfi, assessore all'Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.

«La diffusione incontrollata di questo insetto che ha diversi cicli riproduttivi durante l'anno - ha sottolineato l'assessore - sta mettendo a serio rischio le nostre produzioni di qualità e i mezzi finora utilizzati, sia meccanici che chimici, danno solo risposte parziali». 

«Serve implementare le azioni di contrasto. In attesa che diventino utilizzabili e riproducibili gli antagonisti naturali che rappresentano la misura di difesa principale e' fondamentale intervenire economicamente a sostegno delle aziende agricole colpite» ha concluso Rolfi.

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